mercoledì, marzo 16, 2011

Renaissance

riapro questa mia pagina personale immateriale eppure leggibile e fedele specchio di miei pensieri momentanei dopo lunghi mesi. dopo pochi mesi, ma lunghi.
tanto è cambiato in soli tre mesi. a dir la verità, tanto è cambiato in poco meno di un solo mese, ma poichè ne sono passati tre... gli altri due, diciamo, sono di adattamento al nuovo assetto.
riapro questo mio diarietto che tratto con negligenza, come ho fatto con tutti i miei diari (dove saranno finiti?) una sera in cui finalmente non ho la mente così stanca da non riuscire nemmeno a pensare di pensare e battere ancora i tasti di una tastiera. sono emersa un pò prima dal lavoro e mi sono presa qualche oretta per dare una sferzata al numero di pagine già lette del libro che mi appresto a finire, fare una calma doccia, cucinare un calmo riso. e già che c'ero... il diarietto negletto.
nella mia tana di fine trecento a soli pochissimi passi dal duomo di Firenze, mi godo la solitudine di questa nuova pagina della mia vita, i rumori, immancabili, costanti, provenienti dalla strada, i capelli odor di spuma, il mio nuovo ordine improvvisato.
e penso.
penso che dovrei essere io a scrivere qualcosa su questa nuova pagina. è bianca e lustra e dispiace sporcarla, dispiace rischiare scarabocchi e cancellature. eppure, le pagine non sono fatte per essere guardate, ma per essere scorse, lette, apprese.
vivo in una tana, in una torretta segata in quattro orizzontalmente, in due verticalmente dalla tromba di queste scale strette e vecchie che, di conseguenza, segano ciascun appartamento in due parti, in due quadrati, che si fronteggiano dietro porte in legno pitturato di celeste. due stanze separate da un pianerottolo. dal mio, ci passa solo il mio vicino-di-sopra. non è facile abituarcisi, ma fa ridere quando ci penso. questo stempera un pò.
penso alla mancanza, a come la vivo. sono stranamente tranquilla. stranamente sospesa. sto bene, eppur soffro. soffro, eppur.
il lavoro mi piace molto. mi sento molto coinvolta. in esso. spero non mi venga a noia. prima o poi, sfortunatamente, è sempre accaduto. passato un certo lasso, tutto mi annoia, un pò.
solo nelle relazioni interpersonali non sono così. sono, anzi, proprio il contrario. drasticamente, radicalmente, convintamente, pubblicamente, a volte dolorosamente fedele, monotona, monogama.
26 anni e mezzo. non sono molti. forse è vero quello che mi hanno spesso detto, che sono più matura della mia età. intendendo, credo, della media delle persone della mia età incontrabili o incontrate in un contesto sociale simile al mio e a quello di chi me lo ha detto. certo.
ho 26 anni, e mezzo, non mi sembrano nè molti, nè pochi.
per la prima volta, penso alla mia età come ad una contingenza, che non mi definisce affatto, che è un dato, un vezzo, un ricamino nella mia cartella, storia personale, e niente più. per la prima volta. così penso alla mia. e ad altre, poche età.
non riesco a capire l'impressione che faccio, ultimamente. non so decifrare bene. non so decifrare nemmeno me stessa con gli altri. sono così chiusa in me stessa, ultimamente, che quando devo riemergere per interagire con l'esterno non riesco ad esternalizzarmi e guardarmi. mi analizzo, mi rimiro, mi fisso, penso e ripenso, in un eccesso, forse, di vanità (che si compensa, comunque, con tutto il tempo precedente della mia vita che ho passato a non esplorarmi) e improvvisamente tac, contatto. tac, interazione. tac, incontro, giudizio, parere, giustificazione, scontro, buon gioco, cattivo viso, il contrario, lo stesso, tac, risposte, pretese, cordialità, tutto, tutto quello che è interagire con altri. come lo faccio? gli altri percepiscono una chiusura? credo di sì. non che mi dispiaccia. nè mi rallegri. è così, non so.
mi sento esteriormente uguale a sempre. ma leggermente, solo leggermente... più silenziosa. meno partecipativa. meno sbandierata, meno impulsiva, meno esteriore, meno coinvolgente, meno attrattiva.
presa, sono presa. da altre cose.
cambio, cambio da un pò. sono cambiata già.
non si cambia mai, in realtà, di questo sono convinta, si esplorano o si vedono per la prima volta semplicemente nuovi lati di se stessi, si scoprono proprie possibilità di essere nello spazio. pre-esistenti, comunque.
quanta gente passa sotto le mie finestre. quante sono sempre le stesse.