giovedì, settembre 17, 2009

the Parmesan adventure

Ahahahahaha, meaning I'm in Parma now.
Senza capire bene ne' come ne' perche', al solito mio, mi ritrovo in pieno ormai nord-Italia (mentre Forli poteva dare una qualche parvenza di centro-nord, qui la parola "centro" si rivela assolutamente fuori luogo) a vivere in questo appartamento carinissimo ma in culo ai lupi di Parma e a cercare di orientarmi. Per ora siamo solo una combriccola di pugliesi spaesati, ognuno costituente un campione piuttosto rappresentativo delle realta' umane rintracciabili nella nostra striscia d'Italia diprovenienza. Proprio tutte le realta', ma che vuoi farci.
La mia prima amica qui, manco a dirlo, e' russa. Il mio karma ha una potenza inaudita. Credo sia un vero peccato che io sia troppo ansiosa per dedicarmi ad attivita' di meditazione. Suppongo che concentrandomi a sufficienza riuscirei a muovere ogni cosa verso di me.
Oggi si inizia coi corsi di lingua, mi pare.
Ma dove sono? :) ormai non so neanche se pensarci più, a risolvere questo problema di controllo sulle mie decisioni e i miei spostamenti. Il vento e' troppo forte, il karma troppo potente, la mia volonta' di capire tutte le cose e' francamente un po' stanca.
Ho delle vibrazioni positive, rispetto a questa esperienza. Per ora, mi bastano alla grande.
Alla soglia dei 25 anni, peraltro.

venerdì, settembre 11, 2009

11sett2009

ispirazione notturna? francamente scarsa. francamente.. sì, scarsa.
finirei col ripetermi.
penso sempre alle stesse cose, ultimamente.
ultimamente, recentissimamente, praticamente oggi pomeriggio, ho sentito l'eco lontana di quell'ansia che mi contraddistingue. mi sono messa a pensare ad un pò di cose insieme e puff... l'ansia. l'ho riconosciuta perchè si è materializzata come è abituata a fare: ho avuto voglia di fumare. mi sono immaginata, io, in questa strada X di una città X ad un'ora X della sera che cammino e fumo.
è l'ansia.
l'oroscopo di Internazionale mi ha dato la sua batosta settimanale anche questa settimana. sto iniziando a odiare quell'uomo. mi consiglia, sull'esempio di non so quale tipetta americana sicuramente fittizia, di fare dello sport per sopprimere il mio istinto autodistruttivo. sport o insomma... altro, dall'accontentare l'istinto autodistruttivo. ha proprio ragione anche perchè distrarsi è iperfacile.
è già l'11 settembre, mezzanotte e 57. l'anniversario fra i più famosi a livello planetario, ormai. domani, cioè oggi in giornata sicuramente se ne parlerà. del ricorrere del ricordo.
quant'è brutto constatare che davvero davvero e senza scherzi nè finzioni nè retorica... non tutte le vite umane hanno lo stesso valore. non per le stesse persone, almeno. questo è il dato consolante, forse? non ne sono certa eh.
ci sono vite che valgono più di altre, perlomeno in un dato contesto di riferimento. ci dovrebbe consolare pensare che, appunto, in altri contesti altre vite hanno sicuramente più valore di quelle dell'11 settembre a NY?
non ne sono certa. a me non consola.
perchè finisco sempre a pensare a ste cose non lo so nemmeno io.
certe volte odio il mio cervello e le linee di pensiero che segue.
certe volte lo vedo come penso ai miei capelli: non una parte di me, ma un organismo altro da me che non sono io e che quindi fa la sua vita col quale però ho un ottimo rapporto. questo dei capelli. col mio sistema neuronale è ancora + difficile riuscire a credere davvero all'allucinazione suddetta.

mercoledì, settembre 09, 2009

nightynight

È notte e sono in cucina a scrivere.
It’s night and i’m in the kitchen and i’m writing. Parents sleeping and incredible quietness around.
Nothing moves, no sounds, e sono in cucina di notte che batto sui tasti. Non mi capitava da secoli.
Innanzitutto non mi capitava da secoli di essere così sveglia dopo 4 ore di televisione ininterrotte. Sì, ho guardato film, ma film del cazzo. Sveglissima.
And i feel like some cool someone of some good book. Some… protagonist, some main something.
Non mi capitava da secoli e la cosa impressionante è che I can’t stop typing and this stupid mix between Italian and English is due to me watching a lot of tv in English these days.
Sì dev’essere quello.
Cosa devo scrivere. Cosa sono qua. A fare. Già da piccola, quando ero… più giovane e scrivevo tanto tanto di più scrivevo al computer però allora il computer non era una cosa di tutti i giorni e da internet non dipendevano molte delle cose che facevo e moltissime delle mie relazioni umane.
Allora scrivevo al pc perché mi sembrava una cosa da grandi, da gente informatizzata e che ci sta dentro e poi il computer era nuovo. Era l’inizio dell’era dell’internet di massa nel sud di questo paese di squinternati and i just could not stop using it, as if i was mastering some sort of secret magic practice.
Il motivo per cui scrivo al computer adesso è che credo di non saper più scrivere a mano e anche perchè, duole ammetterlo, però è proprio così, sarà anche più romantico e più on the road e più “maledetto” scrivere a mano, con una matita su un quaderno di carta riciclata in un caffè parigino but it’s fucking too slow and my mind is incredibly quick. Il computer da la possibilità di inseguire i propri vorticosi inutili pensieri da una distanza minore da quasi la sensazione di poterli quasi proprio acchiappare tutti e non è che si riesca a fermarsi, scrivere al pc quando uno ha voglia di farlo, ma proprio voglia di scrivere, è un po’ un esercizio fisico perchè si va proprio in apnea, tanto si è impegnati ad inseguire i pensieri dar loro una forma scegliere un codice linguistico in cui esprimerli e type type type che sono così tante cose che uno davvero smette di respirare, senza scherzi, qualche secondo, un insieme di secondi molto vicino al paio di minuti si smette di respirare e io personalmente riesco a farlo, fermarmi, solo quando mi accorgo di avere l’affanno, tipo adesso.

Punto e pausa.

Where was I. ah sì… la foga, l’ansia. Il computer inevitabilmente più preparato in confronto al quaderno. La foga, l’ansia. Perché non si può ammettere di viverci, con foga e in preda all’ansia, se è vero com’è vero. Tant’evvero che. ho ancora un po’ d’affanno. Pensando a ciò che fu a ciò che è stato a ciò che era a cio che è ed a cio che sarà? Anche per colpa del tempo, che passa. Anche.
Where was I. ho perso il filo, è inutile.

venerdì, settembre 04, 2009

... m ...

in questi giorni mi sento invecchiata. sul serio. sento il tempo che è passato, non quello che passa.
non sono le mie solite lamentele autocommiserative sulla mia smemoratezza, spossatezza, ipotensione e ipotonia dei muscoli addominali. no, non quello. lì un pò scherzo. non sono vecchia, sono un pò sfatta.
in questi giorni mi cibo di ricordi, e basta. qualsiasi sassolino o buca nel terreno di luoghi conosciuti risveglia angoli di memoria che pensavo si fossero trasferiti nel villaggio gremitissimo delle mie dimenticanze. sento i miei ricordi e a volte mi sembra di riviverli. ovunque.
dev'essere il fatto di rimettere a posto la mia ex stanza, che mi condiziona.
una stanza con accumulati i ricordi della vita di mia sorella, mia, dei miei genitori negli ultimi anni.
prendere questa matassa e ritrovarne il filo richiede energie, soprattutto con questo caldo. alle 10 di mattina 37 gradi. riemergono cimeli di epoche precedenti e mai finite. di sorrisi altri, di altri comportamenti e di altre aspettative.
inizio a guardare negli occhi gli amici legati a questo posto, questa città che mi ha sempre un pò respinta e invidiata, e nei loro occhi vedo disegnati i nostri ricordi comuni. chissà se lo sono ancora, comuni. a volte mi sembra siano anche loro come oggetti. come quel primo regalo di quel sentimento eterno fattosi persona e svanito come vapore. aspettative altre, come preannunciato.
che sia lo sgomento dinanzi al nuovo che mi attende?
ritrovo miei scritti di adolescente. quando ero solo piena e nessun vuoto. nessun vuoto, talmente piena che scrivevo tantissimo e tanto gettavo via. insoddisfatta, ipercritica e pungente, come posso essere spesso. ritrovo vestiti di epoche in cui i vizi non erano parte integrante della mia giornata e quaderni da grande magazzino con quegli appunti di chimica, che odiavo, intervallati da certe frasi e certe righe e certi stupidi disegni che amavo. gettare via?
che sia la fatica per tutto quanto è già accaduto?
che sia la consapevolezza della fine di un'era della mia vita, l'università?
che sia l'impressione di non poter mai dare nulla davvero per scontato e lo sconforto che ne risulta?
i miei ricordi sono per strada, nelle auto, nel cielo, nel sudore foggiano, nelle lenzuola coi pallini, nei vecchi cassetti dei miei fratelli, nel garage, negli occhi anche di persone incrociate per troppo, troppo poco tempo perchè io riesca a far riemergere i ricordi che ci legano nel tempo, velocissimo, in cui ci incrociamo per la strada ponendoci le stesse domande e senza salutarci.
che cos'è?
il tempo. gli eventi? i vuoti, ora presenti? i pieni, sempre meno certi? le aspettative in continuo mutamento? io non lo so. sento i ricordi sostenermi come una nuvola su cui poter sedermi quando mi si abbassa la pressione in strada la mattina mentre vado al comune a rinnovare la carta d'identità. come una nube a forma di poltrona che mi sta attaccata alla schiena legata in vita come un marsupio.
tutti i miei ricordi.