L'aria e' fresca. Guardo l'aria fresca da circa mezzora. Guardo fuori dalla finestra, questo gigante albero cosi poco cittadino, cosi fuori posto in citta'. Nascosto dietro le case, dalla strada non si vede.
E' giovedi e mi sento pensierosa. E' sempre cosi quando si ha la sensazione di qualcosa che si chiude. Un capitolo, un'esperienza.. un cammino.
Giovedi mattina, e' quasi meta' aprile. Nessuna amarezza
Niente sensazioni necessariamente negative.
Troppe cose da fare e sistemare prima di.
Prima di? Non so completare la frase, non per ora. Guardo fuori ma non esco sul balcone. E' fresco, questo giovedi.
giovedì, aprile 11, 2013
Un giovedì mattina
lunedì, aprile 08, 2013
mercoledì, aprile 03, 2013
Incredibile! La "app" funziona!
Se me l'avessero detto qualche anno fa non c'avrei mai creduto.
No, non importa a cosa mi riferisco.
Il solo fatto di pronunciarla, una frase simile, e' un segno eloquente.. del mondo che corre piu' veloce di quanto l'umana consapevolezza riesca ad afferrare.
In una parola (o quasi), sto gia' invecchiando.
Ma com'e' possibile?
Ora che le aspettative di vita si sono cosi' allungate, si diventa obsoleti gia' alla soglia dei 30 anni (per dire la verita', ancora lontani, mancano 18 mesi!) ?? Siamo quindi anche noi umani vittime di obsolescenza pianificata? In teoria no, perche' possiamo adattarci. Alle nuove conoscenze e contingenze, adattarci. Ma adattarsi in questo caso puo' essere equivalente al proporre un nuovo noi, buttando via quello vecchio (seppur seguendo i dettami della differenziata?) ? Come quando il ferro da stiro difettoso invece di riparartelo te lo cambiano con un altro. E' uguale al precedente, ma diverso. Performante e funzionante, ma diverso.
Siamo anche noi societa' in queste condizioni? Tendiamo piu' a ripararci o a buttar via le nostre vecchie versioni e riproporci con tutti i meccanismi in ordine e all'ultimo grido?
E' questione personale, e chissa' quanto realmente conscia.
martedì, aprile 02, 2013
uso del tempo
riflettere non sempre riesce.sembra la cosa più facile del mondo. tuttaltro.
il tempo, saperlo usare, è difficilissimo. forse ancor più che riflettere.
forse ancor più che essere fedeli a se stessi.
no, è certamente più difficile. fedeli a se stessi si può esserlo, anche se comporta una certa scomodità.
ma essere in grado di usare il tempo (al di là del bene e del male) sentirsi a cavallo del tempo e non meramente subirlo è forse fra i compiti più difficili per l'essere pensante.
è evidente a tutti noi, in forma conscia o inconscia. è una realtà. un fatto con cui bisogna fare i conti soprattutto adesso che il tempo non è più qualcosa di socialmente condiviso ma di individuale.
soprattutto adesso che non vi sono più dati oggettivi in grado di confermare agli altri e a noi stessi di stare procedendo bene. quelli che in inglese vengono chiamati objective indicators, e sono così importanti. ma sì, mi riferisco a quei traguardi tipo entro una certa età bisogna aver finito la scuola, entro un'altra è bene avere un fidanzato, entro un'altra ancora è piuttosto comune aver già fatto un figlio, eccetera.
quelle cose che uno poteva fare e rassicurarsi nell'averle fatte. e magari lamentarsene tutta la vita, ma in piena confidenza con il proprio io. rassicurarsi di aver usato bene il proprio tempo. oppure, sapere che l'opposto è avvenuto ma che questi traguardi segnalano il re-imbocco del giusto modo di usarsi, nel tempo.
troppo comodo. troppo facile. il tempo delle rassicurazioni è finito. non c'è più nessun (o quasi nessuno) status cui aggrapparsi, via cui ritornare.
è tutto un problema personale.
un rischio individuale. il valore di questo rischio è quantificabile? chi può dirlo. no, non più "oggettivamente" com'era un tempo. non più. ognuno deve dare un valore a se stesso e al proprio tempo e all'uso che ne fa.
ognuno decida i propri traguardi, se ne ha voglia.
molto difficile.


