sabato, luglio 16, 2011

new

sul far della notte... nella casa nuova..
veramente notte è già. la zanzara che quasi mi fa cadere il pc, piccoli rumori notturni dalla finestra aperta, io un pò brilla dopo aperitivo casalingo e lunghissimo con colleghi. di lavoro.
l'estate perfetta.
per decidere di partire, di andare. di camminare.
camminare per liberarsi la mente, per farsi venire vesciche che ricordano i dolori semplici... risolvibili... o che addirittura si risolvono da soli. i dolori concreti. troppa mentalizzazione di tutte le cose. troppa somatizzazione.
appena mangiata piada pomodoro formaggio spalmabile olio sale pepe. che bontà.
camminare... veramente... quando ti sbatti gli ultimi dieci km che sennò non sai dove dormire.
ecco che è, che ci vuole. questo. dolori semplici, soddisfazioni semplici. ed enormi. la soddisfazione di combattere contro la propria pigrizia, i propri malesseri, le proprie conclusioni affrettate, i propri giudizi stereotipati.
combattere, contro la realtà di ogni giorno. non piace a nessuno, ma tutti continuano a viverla.
spero di riuscire, a camminare.
anche questa casa è un pò un cammino... una tappa.

sabato, luglio 02, 2011

saluto

sto per andare via da questa casa. c'ho pensato ripensato, l'ho detto, rimangiato, lo faccio, ormai, fra pochissime settimane. come sempre cerco sollievo nell'innescare un movimento, un, seppur minimo, vortice di cambiamento. cerco qualche piccola difficoltà da affrontare per non perdermi nei miei pensieri ormai sempre più simili a se stessi. vado via, con la stessa facilità con la quale vorrei fosse possibile decidere tante cose.... in verità decidere non è stato semplice. meglio, prendere coscienza di aver già deciso non è stato semplice. ad ogni modo, è così. cerco già da tempo di immaginarmi nel mio nuovo ambiente. mah a volte mi dico starò peggio, poi meglio, per certi versi, per altri. in verità ho l'animo appesantito dalle scoperte degli ultimi due mesi e sono un pò in cerca di un qualche sollievo... cerco di tenermi occupata, come sempre. cammino parlo interagisco scrivo sorrido pranzo fumo leggo. la maschera che riusciamo a portare ogni giorno costantemente, di forme così diverse da quelle proprie della nostra faccia, che ci tira la pelle preme sugli zigomi e chiude il naso, è una forma agghiacciante di autolesionismo che solo un organismo potente e ramificato come un'intera società può riuscire a imporre. maschere così distanti dal nostro vero io... che modificano le nostre smorfie in altre smorfie facendoci un male terribile... e le portiamo le portiamo... finchè a volte dimentichiamo di togliercele prima di dormire... e alla lunga siamo noi che finiamo per assomigliare a loro. alle nostre maschere autoimposte. ai nostri tic psicotici. ai nostri finti problemi inventati per camuffare quelli veri. non è, effettivamente, così facile mantenere la chiarezza mentale, la distanza fra noi e la maschera. anche perchè spesso le facce, butterate dallo sforzo di portarla, sono brutte al "naturale". spesso ci sembra non ci sia nessuno che voglia vedere la nostra versione originale, quella stanca, quella graffiata, quella vera. sentimenti e immagini tristi e negativi fanno a gara per entrare al banchetto organizzato dalla delusione dentro di me, si pigiano all'ingresso gli uni contro gli altri, vogliono fare in tempo a venirmi in mente prima che mi addormenti. ascolto oscenità e pensieri patetici provenire da bocche dalle quali un tempo pendevo, rotolo nell'impotenza di fronte alla codardia e all'incapacità emotiva di chi mi ha dato tutto, non riesco a trovare il modo di accettare tutto questo. questa improvvisa realtà cozza con le mie percezioni abituali, con i miei convincimenti i miei... neuroni e non so come divincolarli. salvarli, i miei neuroni. non so come fare a scendere a patti con una realtà che non mi rappresenta e dalla quale, allo stesso tempo, provengo.