finisce ottobre. il 5 novembre qui è vacanza. è il giorno dell'Unità Nazionale.
sembra quanto mai una presa per il culo, dato che qua di unità... se ne vede poca. nazionale, poi.
ci sono studentesse, alla facoltà di lingue straniere dell'Università statale di Mosca, che vengono a scuola in taxi. altre, accompagnate dall'autista, che le va anche a riprendere. l'autista parcheggia davanti all'ingresso la sua (cioè del padrone) BMW nera coi vetri oscurati ed esce dall'abitacolo per aspettare la pupilla e prontamente aprirle la portiera per consentire il suo ingresso, possibilmente, SENZA che lei debba scendere dal marciapiede o sorpassare la benchè minima pozzanghera.
sono ragazzine ricche di 18, 19 anni, a cui spesso viene proibito di prendere l'autobus o la metro, cosicchè, ne hanno timore. chissà che succede, nella metro.
sono ragazzine che hanno sempre i capelli freschi di parrucchiere, ma nessuna idea sotto quei capelli. nessuna curiosità. faccio lezione ad alcune ragazzine del genere. non le odio, mi spiace, solamente. oggi una di queste mi ha chiesto se in Italia ci sono molti omosessuali o, come li ha chiamati lei, molte "persone di orientamento non tradizionale". questa è l'espressione che usano al telegiornale, pare, quella carina, che non offende. qua dire "gay" non è proprio offensivo, ma quasi. strano, a me sembra molto più offensiva l'espressione "carina". in ogni caso... bene, perchè almeno ha chiesto... qualcosa. mi sembrava il barlume di curiosità che speravo prima o poi di vedere da qualcuno di quella classe di ricchi bambini che studiano scienze politiche e sanno poco della loro storia recente e niente di italiano. molti hanno scelto italiano perchè sono stati a Firenze. ohibò. la seconda domanda che mi ha fatto è stata "senta scusi... così, mi è passato per il cervello..." e io "dimmi, dimmi" e lei "è vero che in Italia è 70 euro per 20 minuti?".
.......................... ma CHE CAZZO gli passa nel cervello, a sti ragazzini? sconcertata. sconcertata.
domenica si sono conclusi i 4 giorni di fiera dove ho lavorato. una fiera di cosmetici. di cosmetica. IO, sì. facevo da interprete per delle italiane (capo e 2 sottoposte) provenienti da una grossa azienda di cosmetici del milanese. per "grossa" si intende di lunga data, di alti profitti. cosmetici da paura, in effetti. trucchi. tre stronze mai viste, oh. certo, posso capire che per tre donne che vivono su un'azienda del genere, e vivono dell'immagine che hanno e che danno, incontrare me... può essere... come dire... deludente. (mi sono impegnata comunque... un pochino... cioè, non ci sono certo andata sfatta come al solito). però essere talmente bacate e provinciali e ignoranti da avere rapporti con un sacco di paesi dell'area slava e non avere UNA, e dico UNA persona che vi faccia da inteprete secondo me è poco serio. non avendo mai lavorato con interpreti, non è che gli piacesse più di tanto l'idea della mia intermediazione che, conseguentemente, cercavano di limitare al massimo. fra l'altro, c'è tutta una terminologia legata al make-up che proprio non conoscevo... neanche in italiano... e loro non è che mi abbiano aiutato, ecco.
italiane insomma, dai. si sa. poi ricche, di milano... ciao, tipo. eh boh, succede.
interessante però, lavorare in fiera. soprattutto in ste fiere supersuper. impari un sacco di cose, vedi e senti un sacco di schifo, e scrocchi un sacco di roba (e quasi ti dimentichi che sei lì 9 ore al giorno per 28 euro!!! aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!)