mercoledì, dicembre 31, 2008

L'uomo che parlava ai cavalloni

E' l'ultimo giorno dell'anno. Il 31 dicembre dell'anno 2008.
Un anno difficile per gli Ariete, i Cancro, i Bilancia, dice Paolo Fox. Ha detto, Paolo Fox.
Non so gli altri ma per me... è stato un anno intenso e sì, anche un pò pesante.
Ma torniamo a noi, in terra di Puglia.
Torniamo a me un paio d'ore fa in macchina che guardo fuori.
Un sole abbagliante. Il 31 dicembre. Un sole giallo e pieno, che illumina per chilometri, e illumina le colline dolcissime della terra di Capitanata... terra di soli giallissimi, colline dolcissime, abusi edilizi e manifesti elettorali strappati risalenti al 93. Terra di sale-da-matrimonio dai nomi improbabili e di rivendite di ricambi per macchine, di catorci, di rottami, di rovine, di fabbricati lasciati a metà, di capannoni abbandonati, di cicorietta ai lati della strada, di siccità, di strade pericolose, di villette di grezzi arricchiti. Terra di sterpaglia, di rare pozzanghere ma grandi come laghi, di case basse e campagne mezze coltivate e mezze no. Il sole così forte da darmi il mal di testa, la strada quasi vuota, noi 4 in macchina in silenzio ad ascoltare musica e guardare fuori e pensare ognuno ai cazzi suoi in compagnia l'uno degli altri e di una birra e di sigarette. Ogni tanto qualche parola. Io che non smetto di ripetere che mai nella vita ho visto un 31 dicembre simile.
Un caffè in un bar di provincia e un aperitivo a ruota sempre nello stesso bar. Giacche abbandonate in macchina, risate per il dialetto locale. Di nuovo in macchina. Giunti all'obiettivo.
Sporcizia, incuranza, alghe miste a fili elettrici, conchiglie dappertutto, acqua increspata e bassa per molti metri. Il mare. E Manfredonia, ehehehheeh. La più classica delle mete. Il mare, i galleggianti abbandonati, i rifiuti abbandonati, qualche pescatore che io spero stesse facendo solo finta. Mi guardo intorno e non riesco a crederci. E' il 31 dicembre 2008 e sono in riva al mare e non fa freddo ma non fa caldo e una luce... estesa per... chilometri e le colline e il porticciolo e le alghe e i rifiuti.
Ho interpretato tutta quella luce come un segno dell'anno che verrà. Sarà bello, sarà luminoso. Pensavo ai telegiornali e ai racconti di gente bloccata in casa dalla neve e mi sono sentita per pochi secondi davvero su un altro pianeta.
Un tramonto giallissimo, visto dalla macchina, che ci ha accompagnato per tutto il ritorno, ci ha spiato nell'autogrill disordinato, scarno e scassato ma coi bagni puliti dove ci siamo fermati a fare metano e un altro aperitivo ed è scomparso al nostro arrivo alle prime propaggini abitate della capitale della terra di Capitanata.
Non mi ricordo quand'è stata l'ultima volta che ho pensato che la terra da dove vengo è bellissima. Mi sembra che, prima di oggi, sia stato millenni fa.

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