SDRAIATA mollemente su un letto scarso di una camera d'albergo piccola e francamente un pò sporchina di una località come ce ne sono un milione, maledette standardizzatissime località termali italiane tutte alberghi e negozi e soldi da spendere, che ti chiedono così tanto e supplichevolmente di spenderli che lo faresti anche solo per compassione, sono ostaggio dell'ultima farsa ordita dal governo italiano e nominata campus mentis. che passione, questa delle sigle. tutta made in usa. campus mentis, sistri, operazione sti-cazzi, progetto sta-minchia e via dicendo.
commedia dell'arte, ancora e sempre, restiamo fedeli alle origini, macchiate, sporcate, meschinizzate, ma pur sempre origini e tradizioni e background blabla.
mi sono persa.
dicevo: sdraiata mollemente, scrivo qualche riga sul mio bloggino semi-abbandonato, molto trascurato nell'intrico dei miei cambiamenti interiori esteriori delle mie agende dei miei progetti dei miei tentativi dei miei pc condivisi a lavoro e delle mie chiavette internet malfunzionanti.
ed è tanto che penso di scrivere. qui. un pò.
a volte mi vengono in mente grappoli di frasi dolci, o intelligenti, o interessanti, o che, per vari motivi, io scriverei, e o sono fuori casa, o comunque non ho modo, non sono rilassata, ho l'ennesima tesi da scrivere etc.
mi dico sempre che dovrei annotarle, quelle frasi, e scriverle in un secondo momento, vedere se ritrovo il filo di quei pensieri.
non lo faccio mai, poi, perchè mi sembra stupido.
non so cosa ci sia di stupido, ma mi sembra stupido. come se le mie frasi adesso... o forse è solo che mi vergogno a rivederle scritte a penna. anche sulla mia agenda, visibile solo a me. non so. perchè.
in questo momento non me ne viene in mente neanche uno, di quei grappoli. nemmeno una mezza frase.
del resto... come descrivere la mia intensa felicità e completezza emotiva?
come descrivere l'orrore, il terrore, la sensazione di impotenza che mi colgono a volte, senza motivo apparente, senza preavviso, al pensiero di rovinarla?
come descrivere il bisogno inconscio di vivere sentimenti in negativo, di oggettivarli solo negandoli, pensandoli come frutto di un terribile piano ordito da forze ostili per gettarmi in un baratro appena mi rilasso? menomale che è solo a momenti. menomale che c'è. il mio sentimento. e chi ne sopporta l'onere, a volte, lo riconosco, un pò impegnativo.
come descrivere l'incertezza riguardo a ciò che sarà? non ho mai cercato certezze. certezza è il termine sbagliato. quello che coglie me, personalmente, è disperazione di fronte all'assenza di possibilità.
quel miraggio, l'unico aspetto positivo dello stramaledetto ingiusto fuorviante schifoso capitalismo e "cosismo" in cui viviamo, quello di avere davanti un mare di avventure nelle quali imbarcarsi e barcamenarsi per cimentare se stessi e le proprie infinite possibilità e per re-inventarsi in nuova forza lavoro
è
desolatamente
miserevolmente
assente.
voilà quoi.
preda dell'ottimismo proprio solo di chi ama, insisto, insisto, spingo.
già, sono felice.
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