uno strano e brutto odore di cipolla nell'aria.
non capisco.
cipolla?
ticchetto sui tasti di questo portatile sul tavolo rosso.
sul tavolo rosso anni '80.
il tavolo rosso, spesso coperto da uno strato di cotone a quadri verdone e bianchi. per la cena, o il pranzo.
o da un rettangolo di plastica a volte viola, a volte ocra. con sopra tazze, cucchiaini, biscotti.
un tavolo per due.
noi due.
un tavolo pieghevole e chissà perchè quando sono arrivata le due metà erano alla stessa altezza. adesso non più.
ticchettano i tasti della tastiera bianca coi tasti quasi morbidi e un pò scivolosi, ma non viscidi. solo lisci lisci. ... quante volte "sci", ahah.
ticchettano le dita sono sola, tranquilla rispetto alla media di questo lunghissimo maggio, così piovoso, così poco socievole. questo maggio così indeciso che rimane in autunno, stanco del ruolo primaverile che da sempre gli viene assegnato.
sulle spalle ho un coperta in pile, salvezza dagli spifferi di questo piccolo appartamento. questo piccolo luogo. dove vivo.
un tavolo rosso dove ho tracciato tante righe su innumerevoli fogli.
dovrebbe riportare il segno dei miei gomiti, schiacciati a voler fermare le parole che stavo leggendo prima che scivolassero via dalla mia mente stanca. stanca di leggere e di imparare, per quel giorno. per oggi, ad esempio.
non capisco.
cipolla?
ticchetto sui tasti di questo portatile sul tavolo rosso.
sul tavolo rosso anni '80.
il tavolo rosso, spesso coperto da uno strato di cotone a quadri verdone e bianchi. per la cena, o il pranzo.
o da un rettangolo di plastica a volte viola, a volte ocra. con sopra tazze, cucchiaini, biscotti.
un tavolo per due.
noi due.
un tavolo pieghevole e chissà perchè quando sono arrivata le due metà erano alla stessa altezza. adesso non più.
ticchettano i tasti della tastiera bianca coi tasti quasi morbidi e un pò scivolosi, ma non viscidi. solo lisci lisci. ... quante volte "sci", ahah.
ticchettano le dita sono sola, tranquilla rispetto alla media di questo lunghissimo maggio, così piovoso, così poco socievole. questo maggio così indeciso che rimane in autunno, stanco del ruolo primaverile che da sempre gli viene assegnato.
sulle spalle ho un coperta in pile, salvezza dagli spifferi di questo piccolo appartamento. questo piccolo luogo. dove vivo.
un tavolo rosso dove ho tracciato tante righe su innumerevoli fogli.
dovrebbe riportare il segno dei miei gomiti, schiacciati a voler fermare le parole che stavo leggendo prima che scivolassero via dalla mia mente stanca. stanca di leggere e di imparare, per quel giorno. per oggi, ad esempio.
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