lunedì, settembre 05, 2016

Tre anni orsono.

Cercare di riassumere i tre anni di buco fra questi post e quelli precedenti sarebbe un'impresa sostanzialmente futile.
Nel senso: per riassumerli veramente, dovrei smettere di lavorare.
Per riassumerli e non smettere di lavorare, dovrei limitarmi a una panoramica degli eventi principali: che noia! Non e' mai lo stesso viverle, le cose, e raccontarle o ancora peggio cercare di riassumerle. E questo e' uno dei principali motivi che rende il fatto di vivere un gran viaggio, secondo me.

Potrei provare una cronologia. Magari quando avrò più tempo. Ci posso provare.

Fatto sta, che uno dei miei sogni di persona nella parte più acerba dei vent'anni si e', almeno per ora, realizzato. E il sogno era... essere pagata per studiare. Essere pagata per pensare. Stare in luoghi di mia elezione, e pensare pensare pensare... e sapere che il mio sostentamento deriva in maniera diretta dalla facoltà di vivere cosi.
No, non ho mai subito il fascino del titolo... della denominazione professionale... ... non mi e' mai interessato. Anzi, per me e' più un demerito della faccenda, che un merito: sono elementi fuorvianti che possono portare alcuni su una strada che in realta non avevano voglia di percorrere.

Se guardo sotto un altro strato di pensiero, posso dire che il vero sogno era essere pagata per fare quello che mi piace di più, nei miei tempi, alle mie condizioni. La libertà dal tempo, degli altri.

Ho sempre avuto un problema con l'autorità esterna. Ho letto da qualche parte che capita a tutte le persone che non sono riuscite a stabilire un rapporto col proprio padre. Well, maybe. Non e' mai piacevole sapere di rientrare in una statistica generale, ma se e' vero, so be it.

Il fatto e', ed e' sempre stato, che sotto sotto, ho sempre provato un senso di fastidio al tentativo di altre persone di decidere dei miei tempi e delle mie occupazioni. E' grazie all'organizzazione sociale (le relazioni gerarchiche, che devo rispettare per poter vivere in societa') che ho attenuato tale rigetto e sono riuscita a confinarlo nell'invisibilità del ghigno interiore che c'e' in ognuno di noi. Oppure, la stima. Sono meno reticente nei confronti delle condizioni impostemi da persone che stimo.

Ad ogni modo,
preferisco deciderli io, i miei tempi, e le mie occupazioni. Assecondare la mutevolezza del mio carattere, gli sbalzi nella mia concentrazione, le mie stupide attese dell'ispirazione. Mi rendo conto che la mia natura mi porta a vagare e girovagare con la mente, per cui in realtà sono grata a chi mi costringe a rimanere in dei binari prestabiliti. Eppure si... per me, questa vita, e' la mia libertà. However long it will last.

Questo e' successo, di completamente nuovo, negli ultimi tre anni. Mi sono guadagnata un periodo di tempo in cui mi e' consentito di pensare... ragionare... imparare... espandere... ed essere pagata per questo.

Altre cose sono andate avanti. Si sono approfondite. A tal punto che sono come braccia, gambe, parti di me senza le quali non riconoscerei il nero dal bianco, un albero da un pilone della luce.

Sono passati tre anni e io sono cresciuta.

Ho passato un po' di minuti a leggere vecchi post di questo mio blog... ingenuo, che non chiede nulla e non vuole nulla.
Ho letto post che risalgono a quasi dieci anni fa. Com'ero dolce! E porosa.
Mi hanno strappato un sorriso e forse anche una lacrimetta.
Mi hanno spinto a scrivere un post. Questo post.
Non per fare paragoni, non per rileggerlo e chiedermi quanto e come sono cambiata e quanto si veda o si possa dedurre. Scrivo per continuità, per mantenere una connessione coi miei passati, per mantenere, fuori di me, una relazione con quel dentro di me, che e' ancora ingenuo e non vuole nulla, e non si aspetta nulla. Ama, e basta.

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