giorni di scelte difficili.
non c'è attimo che non pensi a cosa fare. più che a actually fare qualcosa, come sempre.
questo è uno dei momenti migliori della storia per essere in Russia. migliori sta a significare anche più pericolosi, ovviamente. guardare il dissolversi dei processi democratici e ancor più, del reale interesse della gente verso ciò che accade e di cui è vittima, il dissolversi dell'interesse, dell'anima collettiva che lega le persone, dell'orgoglio, della comprensione.
credo che la maggiorparte degli italiani abbia attuato, nella propria vita, una campagna di autoestraniamento dalla realtà politica del paese, se non del mondo. cioè ognuno ha fatto deliberatamente in modo di non capirci più un cazzo. si può chiamare meccanismo di difesa, con ogni probabilità. è quello che la Russia è. un'accozzaglia di gente che non vuole saperne.
noi stiamo diventando un'accozzaglia di ignoranti che non vuole saperne più.
ogni giorno, minuto dopo minuto, tg dopo tg, notizia dopo notizia, è tutto sempre più spaventoso e sempre più... "regimesco" e... ed è normale. lessico e sintassi non cambiano da mesi. e ci fai l'abitudine. e non... non t'incazzi più. te lo fai passare attraverso, quello che ti circonda. e quelli, che ti circondano. che fanno lo stesso che fai tu.
la mia personale reazione è ridere. non saprei spiegarla. prima mi incazzo e inveisco. poi rido.
e dicevo, la Russia. quanto ci sarebbe da dire. io, personalmente, credo che ognuno si meriti, dopo un certo punto, superato un certo livello di follia, i mali che ha. molto spesso, le angherie che subisci sono quelle che ti fai fare. che inizi a rispettare. quindi se un popolo ha voglia o bisogno di uno stato autoritario a me va benissimo. si può essere autoritari con serietà, io penso.
la percentuale di rischio dell'intraprendere qualsiasi azione di qualsiasi tipo a qualsiasi livello contro il sistema costituito in Russia è troppo elevata per i tempi in cui viviamo. a nessuno frega abbastanza da rischiare di morire. eh oh...
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