venerdì, settembre 04, 2009

... m ...

in questi giorni mi sento invecchiata. sul serio. sento il tempo che è passato, non quello che passa.
non sono le mie solite lamentele autocommiserative sulla mia smemoratezza, spossatezza, ipotensione e ipotonia dei muscoli addominali. no, non quello. lì un pò scherzo. non sono vecchia, sono un pò sfatta.
in questi giorni mi cibo di ricordi, e basta. qualsiasi sassolino o buca nel terreno di luoghi conosciuti risveglia angoli di memoria che pensavo si fossero trasferiti nel villaggio gremitissimo delle mie dimenticanze. sento i miei ricordi e a volte mi sembra di riviverli. ovunque.
dev'essere il fatto di rimettere a posto la mia ex stanza, che mi condiziona.
una stanza con accumulati i ricordi della vita di mia sorella, mia, dei miei genitori negli ultimi anni.
prendere questa matassa e ritrovarne il filo richiede energie, soprattutto con questo caldo. alle 10 di mattina 37 gradi. riemergono cimeli di epoche precedenti e mai finite. di sorrisi altri, di altri comportamenti e di altre aspettative.
inizio a guardare negli occhi gli amici legati a questo posto, questa città che mi ha sempre un pò respinta e invidiata, e nei loro occhi vedo disegnati i nostri ricordi comuni. chissà se lo sono ancora, comuni. a volte mi sembra siano anche loro come oggetti. come quel primo regalo di quel sentimento eterno fattosi persona e svanito come vapore. aspettative altre, come preannunciato.
che sia lo sgomento dinanzi al nuovo che mi attende?
ritrovo miei scritti di adolescente. quando ero solo piena e nessun vuoto. nessun vuoto, talmente piena che scrivevo tantissimo e tanto gettavo via. insoddisfatta, ipercritica e pungente, come posso essere spesso. ritrovo vestiti di epoche in cui i vizi non erano parte integrante della mia giornata e quaderni da grande magazzino con quegli appunti di chimica, che odiavo, intervallati da certe frasi e certe righe e certi stupidi disegni che amavo. gettare via?
che sia la fatica per tutto quanto è già accaduto?
che sia la consapevolezza della fine di un'era della mia vita, l'università?
che sia l'impressione di non poter mai dare nulla davvero per scontato e lo sconforto che ne risulta?
i miei ricordi sono per strada, nelle auto, nel cielo, nel sudore foggiano, nelle lenzuola coi pallini, nei vecchi cassetti dei miei fratelli, nel garage, negli occhi anche di persone incrociate per troppo, troppo poco tempo perchè io riesca a far riemergere i ricordi che ci legano nel tempo, velocissimo, in cui ci incrociamo per la strada ponendoci le stesse domande e senza salutarci.
che cos'è?
il tempo. gli eventi? i vuoti, ora presenti? i pieni, sempre meno certi? le aspettative in continuo mutamento? io non lo so. sento i ricordi sostenermi come una nuvola su cui poter sedermi quando mi si abbassa la pressione in strada la mattina mentre vado al comune a rinnovare la carta d'identità. come una nube a forma di poltrona che mi sta attaccata alla schiena legata in vita come un marsupio.
tutti i miei ricordi.

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