domenica, gennaio 13, 2008

treno anni 60

dicevo devo ammettere, però, che la samoe jarkoe vpechatlenije (l'impressione più forte) me l'ha lasciata un particolare non del tutto trascurabile, ma nemmeno troppo relativo alla città o all'ucraina in sè e per sè... ed è stato il viaggio di ritorno. mooooooltissimi ucraini vivono in russia, a mosca, in particolare. sappiate che, come i meridionali in italia, tuuuuutti loro erano a casa per le feste e tuuuuuuuuuutti loro tornavano a mosca dopo le feste, insieme a me e alle mie compagne di viaggio. per far fronte al problema ai treni soliti sono stati aggiunti dei vagoni, come in italia, del resto. quello che non succede in italia è che i vagoni aggiuntivi siano... di formica, coi letti duri come il marmo e, sorpattutto... ALIMENTATI A CARBONE CON TANTO DI FORNACELLA DA ALIMENTARE CON TANTO DI PALA... e ... come dire... MAGARI L'AVESSERO FATTO!!!!!!!!!!!!!!!!! in sostanza, quando in città a kiev era meno 15 e a mosca - 18, io ho fatto un viaggio di 13 ore iniziato a mezzanotte in un treno SENZA RISCALDAMENTO e con i bagni NON FUNZIONANTI passando ovviamente attraverso tutta quella terra desolata arida e piena di neve che separa le due città dove CHISSA QUANTI CAZZO DI GRADI FACEVANO??? almeno, almeno, -20, -25, e io giacevo, in preda ai brividi, con giaccone sciarpa guanti cappello scarpe e coperta fornita dal treno vicino a una finestra con talmente tanti buchi e talmente tanti spifferi che se fosse stata aperta sarebbe stato uguale, senza neache il tè perchè non c'era acqua calda e senza poter dormire perchè i dolori alle giunture mi tenevano sveglia. i piedi proprio... e poi tutti i passeggeri incattiviti a mostro che sbraitavano con la rincoglionita della .. come chiamarla.. responsabile del vagone (quella che ti porta le coperte controlla i biglietti e ti fa il tè o il caffè) che poveretta diceva "e io che caaaaazzo devo fare?" non so se avrebbe potuto alimentare le fornaci del riscaldamento, perchè il carbone c'era tutto!!! eh sì, dappertutto nel treno era tutto tutto pieno di carbone, a mucchi, nei secchi, semplicemente per terra o disseminato alla cazzo... i bagni neri, neri, neri e senza acqua e spoooorchi la morte.. a un certo punto si sono allagati, chissà perchè.. alla fine in preda all'urlo delle mie viscere sono andata a cercare un bagno dove almeno si potesse entrare. lo trovo dopo due vagoni, entro, piscio con gli occhi chiusi per nn vedere, e dopo pretendo di lavarmi le mani. un antico rubinettino di ferro mi sorride da sotto lo strato di sporco che lo ricopre. lo sormonta una specie di manopola. la giro. esplode. acqua dappertutto, fontane, proprio. spalanco la porta e urlo richiamando aiuto con la mano sul buco lurido della manopoletta. spunta il provodnik (responsabile del vagone), un grassoccio uomo in divisa e sigaretta, mi guarda con aria sorniona, si gusta il mio panico e poi esclama, con voce suadente "e lei perchè avrebbe fatto questo?" e io "sa, fa caldo, volevo fare la doccia". ridacchia sotto i baffi, chiude la manopola, ovviamente per aprire l'acqua si doveva premmere un bottoncino situato dove nessuno avrebbe mai immaginato, mi offre il caffè e mi trovo a berlo con lui e un suo... boh, un tizio che era con lui nello spazio prima degli scompartimenti. l'amico mi fa, pure lui tutto suadente (would-be, suadente) "ma mica per caso sei moldava??" moh, io dico no.. vabbò. dopo essermi fatta istruire sul suo lavoro di designer di gioielli sono tornata al mio posto... ghiacciata più di prima. ho smesso di sentire i piedi verso la settima ora. alla 12 ero terrorizzata, pensavo avrei perso i mignolini. ooo ggesù..
mi tornano in mente le parole di mia madre...
"eh sì, penso proprio che questa russia ti farà bene..."
"??"
"sì sì, sarà come è stato il militare per tuo fratello... bene, così ti addrizzi un poco, eheheheh"
":("

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