domenica, ottobre 09, 2011

mh.

quando finirà?
a volte l'immobilità mentale mi pare essere davvero il male di questo secolo... di cui non abbiamo vissuto ancora che pochi anni. mi sembra davvero che in assenza di fatiche del corpo l'anima in qualche modo si corrompa. che certe nature divengano avvolte su se stesse e piano piano, da attive e intraprendenti, si impegnino quasi esclusivamente nell'arrovigliarsi sulla propria incapacità di gestire il piano del pensiero, il piano emozionale, la propria lacunosità. e finiscano in vortici da cui non riusciranno ad uscire con la "forza della volontà" perchè anch'essa è un'astrattezza di natura psicologica, mentale, ovvero appartiene a quella sfera che non sanno gestire, di cui non trovano nè capo nè coda, che sembra loro un vacuo, immenso vuoto e che li frustra con la propria incomprensibilità. penso che a queste nature l'affaticamento fisico riempirebbe il cervello di sensazioni positive, animali, viscerali, reali, ed eradicherebbe l'infinita scala a chiocciola di parole sconnesse che invece prospera nei loro lobi disabitati.
spesso si è tentati di perdere la speranza.
allo stesso tempo, ricordo sempre la lezione del mio compagno di vita inglese (sia lui, che la mia vita in quel periodo) ed è come... è stata una frase buttata lì, certo coerente con una conversazione (che certo non ricordo), ma... la maggiorparte delle frasi che mi sono state dette o che, più raramente, ho letto e che mi sono rimaste impresse e dalle quali ritengo di aver sinceramente tratto e/o condiviso molte delle lezioni più sagaci o dei principi della mia vita sono state frasi messe lì a incorniciare un discorso più ampio e che però per me hanno inaspettatamente e involontariamente costituito il nucleo del discorso stesso... come se di quello si stesse veramente parlando.. comunque, la lezione è "assumere atteggiamenti produttivi".
se l'indulgere in un atteggiamento o in un comportamento non provoca nessun risultato positivo o nessun risultato in generale, è non solo inutile, ma contro-producente indulgervi, perchè ci vuole un attimo a prendere un abitudine e una mezza vita per liberarsene. e l'abitudine agli atteggiamenti improduttivi è un caso emblematico.
andare avanti, per parte mia. assumere, almeno io, un atteggiamento produttivo.
quante volte, quante scorie, quante storie, ripetute all'infinito, e ancora non basta.
credo peraltro che la natura umana, certe nature in particolare, abbiano bisogno di cambiare più spesso di quanto non credano di poter fare. cambiare tutto serve a mettersi alla prova, ragionevolmente certi che la prova si supererà e per realizzare non solo che si è in grado ma anche che l'istinto di sopravvivenza è ancora vivo dentro di sè e che effettivamente i tipi umani, per quanto differiscano nelle loro attitudini esteriori, rimangano sostanzialmente gli stessi nel vasto mondo circostante-
e che dire dell'importanza della privazione?
faccio sogni strani in questi giorni. a preoccuparmi di più, è il fatto di capirne benissimo il significato.

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