proprio questo pensavo.
che quando si arriva in un posto per lavorare, possa capitare di passare sabati in cui nessuno ti cerca, nessuno di chiama, nessuno ha voglia di te, di nessuno hai voglia neanche tu, in fondo, che ti spalmi su ogni superficie reclinata tesa immersa nel tuo libro che parla di famiglie tanto perfette da essere il culmine del disastro e di storia americana. può capitare perchè arrivi il giorno 0 e dal giorno 1 l'85% della tua vita è il lavoro e le persone e il posto e le relazioni finte e le cose che dici per vedere l'altro cosa dice tipiche dei luoghi di lavoro.
oggi mi sono detta che forse ha ragione mia madre che più si va avanti negli anni più è difficile farsi amici ma perchè poi? cos'è che cambia? chissà.
pensavo anche a... a fasi alterne, a un sacco di cose. pensavo alla banalità di certi libri, alla sconvolgente superficialità con la quale certi autori permettono alle ricche giovinette di buona famiglia di pubblicare i loro diarietti da 3 soldi di esperienze sconvolgenti come fare la pipì o chiedersi il senso della vita a ben 12 euro a copia! ma quest'è un'altra storia, interamente.
penso ...
uff, a quante cose.
spesso mi vengono in mente cose che vorrei scrivermi, che mi dico che dovrei scrivermi perchè sono frasi... a volte delle frasi di senso, delle frasi collegate alla realtà che vivo e che quasi quasi la spiegano, mi attraversano rapidamente il cervello. non saprei dire, nella maggior parte dei casi, perchè mi vengano in mente, in ogni caso non passano tanto rapidamente da non rendermene conto o non ricordarmelo o... in ogni caso, potrei scrivermele. ma non lo faccio, nn lo faccio mai. mi rendo conto di essermi disabituata alla carta e alla penna. mi dico sempre che inizierei a scrivere in uno dei miei bellissimi quaderni e poi li lascerei perire e non ci scriverei mai più, e quello sarebbe uno spreco. è sempre questo a bloccarmi, considerazioni di questo tipo...
forse dovrei insistere comunque.
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