giovedì, novembre 15, 2007

commozioni

quanta neve... si accumula e si accumula e impera. dappertutto c'è gente che spala i marciapiedi, dappertutto camion che rilasciano una sostanza per impedire la formazione del ghiaccio sulle carreggiate, dappertutto neve e neve e ancora neve.
oggi è stata una mattinata.. ma che dico una mattinata, ci sono state 2 ore, dalle 9 e qualcosa alle 11, in cui mi è successo abbastanza da scrivere dieci pagine di racconto. quando sono uscita dallo studentato, che è già un luogo che proprio non definirei rumoroso, sono piombata nel silenzio più assoluto. il vento tirava piuttosto forte ed era pieno pieno pieno di fiocchi di neve. una doccia. non passava neanche una macchina o niente del genere, e tuuutto quello che io potevo vedere senza alzarmi in punta di piedi era ricoperto di neve. come fosse una glassa spessa, di quelle dolcissime. tutto bianco. ho alzato brevemente gli occhi al cielo, ed era bianco. e mi sono come vista, io, dall'alto, un punto in giacca verde militare e borsa dello stesso colore e cappello rosso e scarponi neri. che mi inerpicavo. e zitti zitti, un silenzio mai sentito. shhh... e camminavo, e non facevo rumore, la strada vuota, il vento muto, nè passi nè voci nè strilli nè clacson, nulla. mi sono immaginata di essere come un esploratore in siberia. che cammina cammina e non sente niente. e inizia a parlarsi perchè si annoia, ma a parlarsi dentro. non ci potevo credere.
poi sono apparse delle auto. delle persone. da vari lati. incredibilmente, ancora silenzio. ho scoperto le orecchie, ero come in una bolla. la cassetta della posta blu posta sul muro grigio, quel muro un pò in mezzo al nulla, un pò inutile, quella piccola cassetta solitaria che mi piace tanto oggi aveva un bellissimo colbacchino bianco che andava accrescendosi di minuto in minuto. arrivata al piccolo pendio che separa l'isolato case d'abitazione dall'altro studentato di questa strada... beh, ho sperato che succedesse. c'era un sottile strato di ghiaccio e ho un pò scivolato. ma poco, potevo benissimo farcela. ma ho voluto fare... puff', e cadere in mezzo alla neve. è stato carino. :) e poi mi sono alzata, e ho continuato il cammino.
dopo varie peripezie che non sto qui a elencare, il mio trolleybus si avvicina alla mia fermata, quella della facoltà. scendo, insieme a tutti, come sempre 1000 persone da ogni parte, come sempre (da quando nevica) il piede sprofondato fino alla caviglia nella melma accumulata ai lati della strada, come sempre giro intorno all'autobus per attraversare la strada.
mi accordo di questa minuscola vecchia con bastone che attraversa ad una velocità che le servirebbero almeno 10 minuti, per arrivare dall'altra parte. tutti la ignorano. la ignoro anch'io. passo avanti, poi mi giro. aveva la faccia grinzosissima, gli occhi semichiusi, la bocca semiaperta, completamente coperta di neve. il verde lampeggia. lei è a metà strada, io sul marciapiede. fa un passettino alla volta tenendosi al bastone. mi si spezza il cuore, torno al centro della strada, con le braccia faccio cenno di fermarsi, la prendo sottobraccio e sussurrandole "forza, forza" la trascino fino al marciapiede. lei non proferisce verbo. al marciapiede, faccio per proseguire, ma la vecchina fa "Scusi, posso chiederle di porgermi la mano per salire il gradino?" Gliela porgo. tace. le faccio fare due tre passetti sotto la mia vigilanza per controllare che non scivoli. faccio per girarmi e andare via, e lei, senza guardarmi, apre di nuovo la bocca, magra magra com'è e aggrinzita com'è scopre il suo unico dentino per dirmi "Grazie, per la sua attenzione".
mi ha quasi ucciso. il tono, le sue dimensioni, la sua vulnerabilità, la sua fermezza. ma come ha anche solo pensato di uscire di casa con quel tempaccio se neanche cammina?
rispondo "di niente" (senza sorridere, come fanno qua, però con tono... dolce, credo) mi giro e me ne vado.

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